Il processo di acquisizione di sistemi militari o dual use (civili/militari) all’interno dell’Unione Europea è regolato da standard di approvvigionamento estremamente rigidi.
Queste regole, pur concepite per garantire trasparenza e sicurezza, rallentano inevitabilmente la fornitura di sistemi UAS, sensori, radar e contromisure anti-drone, poiché si fondano su un quadro normativo complesso e frammentato.
Tale rigidità burocratica appare oggi sempre più problematica, alla luce delle crescenti preoccupazioni legate alle incursioni di mezzi non autorizzati nello spazio aereo europeo.
Principali riferimenti normativi UE
- Direttiva 2009/81/CE
(Appalti pubblici nei settori della difesa e della sicurezza)- Impone procedure di gara pubblica anche per i sistemi militari.
- Prevede obblighi di trasparenza e concorrenza, pur consentendo deroghe in caso di motivi di sicurezza nazionale.
- Gli appalti devono rispettare standard comuni su qualità, sicurezza, interoperabilità e origine dei componenti.
- Regolamenti di standardizzazione industriale (ESA / EDA / CEN-CENELEC)
- Definiscono i requisiti tecnici e di interoperabilità per i droni europei, soprattutto in ambito militare e dual use.
- Si basano frequentemente su standard NATO (STANAG) o norme civili EASA.
- Includono specifiche su identificazione remota, sistemi C2 (comando e controllo), affidabilità, cybersecurity e compatibilità con i sistemi di difesa aerea.
- Vincoli di finanziamento e procurement europeo
- Programmi come EDIDP, poi sostituito dall’EDF (European Defence Fund) o Horizon Europe finanziano ricerca, sviluppo e test, ma non l’acquisto operativo.
- Anche in caso di cofinanziamento europeo, ogni Stato membro deve bandire una propria gara nazionale, con conseguente duplicazione di tempi e procedure.
La posizione svedese
Durante il vertice informale dell’UE a Copenaghen, il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha sollecitato l’Unione a semplificare le regole europee per l’acquisto di droni, precisando tuttavia che la responsabilità per lo sviluppo delle capacità anti-drone deve rimanere in capo ai singoli Stati membri, e non essere centralizzata a livello comunitario.
La proposta svedese risponde a tre obiettivi strategici principali:
- Accelerare l’acquisizione di capacità anti-drone
Le incursioni di droni non identificati nello spazio aereo europeo — in particolare nell’area baltica e scandinava — sono in aumento.
È quindi necessaria una risposta più rapida per dotare forze armate, polizia e infrastrutture critiche di sistemi C-UAS efficaci. - Ridurre la frammentazione tra Stati membri
Ogni Paese adotta fornitori, protocolli e standard propri, generando incompatibilità tecniche e difficoltà di interoperabilità transfrontaliera.
La Svezia propone di introdurre standard europei unificati e semplificati per sensori, software e reti di comando. - Rafforzare la competitività dell’industria europea
Aziende come Saab (Svezia), Hensoldt (Germania) o Leonardo (Italia) si confrontano con concorrenti statunitensi e israeliani in un mercato globale altamente competitivo.
Una semplificazione degli standard UE ridurrebbe gli ostacoli burocratici, favorendo l’accesso ai fondi europei e una più rapida introduzione di tecnologie innovative.
Kristersson ha riassunto così la propria posizione:
«L’Unione Europea non è un’organizzazione di difesa. Ogni Paese deve costruire le proprie capacità e cooperare strettamente per rilevare e contrastare i droni».
Per approfondimenti: Sweden urges EU to simplify drone procurement standards

