Con l’apertura ufficiale delle Olimpiadi Invernali di Milano‑Cortina 2026 avvenuta il 6 febbraio, l’attenzione non si concentra solo sulle competizioni sportive e sulle cerimonie, ma anche sulle complesse misure di sicurezza messe in campo dagli organizzatori e dalle forze dell’ordine. Tra queste, il tema ha che ha attirato particolare interesse internazionale è quello del rischio legato ai droni, evidenziato dagli Stati Uniti già prima dell’inizio delle Olimpiadi.
Secondo un reportage dell’agenzia Reuters del 27 gennaio (leggi articolo), funzionari statunitensi coinvolti nella protezione dei cittadini americani durante i Giochi hanno intensificato le misure di protezione per far fronte a possibili droni non autorizzati. Si va dai casi di riprese non consentite, tipicamente ad opera di sprovveduti senza intenzioni malevole, fino a scenari estremi che ipotizzano l’uso di droni equipaggiati con carichi esplosivi. Questa preoccupazione deriva in parte dall’uso massivo e letale dei droni nei recenti conflitti, come quello in Ucraina, e dall’aumento degli eventi legati all’uso non autorizzato di piccoli velivoli senza pilota che hanno causato interruzioni del traffico aereo in tutta Europa, con misure di intervento diverse da parte dei paesi coinvolti (leggi articolo).
Il rischio percepito non riguarda solamente l’area urbana delle competizioni, ma soprattutto i siti montani più difficili da controllare, dove la visibilità può essere limitata e i droni si possono mimetizzare con maggiore facilità. Le autorità italiane, in collaborazione con i partner internazionali, hanno quindi predisposto restrizioni per il volo di droni non autorizzati e sistemi di sorveglianza attiva, mentre l’utilizzo di droni legittimi, ad esempio per riprese televisive, è disciplinato da un rigoroso sistema di accreditamento.
Le restrizioni, come pubblicato in precedenti articoli, hanno riguardato l’istituzione da parte dell’autorità nazionale, ENAC, di nuove zone geografiche di divieto, no fly zone, e di NOTAM rivolti all’aviazione tradizionale. Entrambe le misure sono rappresentate con aree di divieto sul portale D-Flight (leggi articolo). Per il volo dei droni, in particolare, le uniche attività consentite, oltre a quelle previste per il controllo e la sorveglianza dei siti da parte delle forze di sicurezza, sono quelle autorizzate dal Comitato Organizzatore dei giochi per le sole riprese televisive.
L’esperienza dei Giochi Olimpici di Parigi ha fornito elemeti utili per la gestione dell’evento nostrano. Infatti, pur essendo stati pianificati piani di difesa contro potenziali attacchi tramite droni, la maggior parte degli incidenti ha riguardato spettatori inconsapevoli che tentavano di riprendere dall’alto gli eventi o compivano attività riconducibili a sorveglianza non autorizzata. Solitamente, In tali casi, le forze dell’ordine si concentrano sull’identificazione e l’intercettazione degli operatori, attraverso le informazioni che alcune tecnologie di rilevamento sono in grado di fornire in tempo reale, utilizzando anche sistemi anti‑drone che costringono i velivoli a terra o li respingono bloccandone le comunicazioni.
Con l’inizio delle Olimpiadi, le autorità di sicurezza ribadiscono che non ci sono minacce credibili specifiche in corso, ma che la sorveglianza resta alta per ogni possibile scenario, inclusi attacchi singoli e intrusioni nelle aree protette. Le attività sul controllo dei droni si aggiungono a quelle previste per affrontare eventuali attachi cyber e per la complessa gestione del numero pubblico delle competizioni.

