Alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 il cielo non fa solo da sfondo, ma diventa parte integrante della narrazione sportiva.
Per la prima volta in modo così esteso nella storia olimpica, Olympic Broadcasting Services (OBS) ha introdotto una flotta strutturata di droni FPV (First Person View) per seguire gli atleti durante le gare più veloci e spettacolari.
Non semplici riprese aeree, ma vere e proprie “corse nel cielo” accanto agli sciatori, dietro ai bob lanciati oltre i 130 chilometri orari, lungo le curve delle piste ghiacciate.

Un’esperienza immersiva
Le immagini catturate dai droni FPV danno allo spettatore la sensazione di trovarsi accanto all’atleta. La telecamera non osserva dall’alto: insegue, accelera, inclina, vibra con la pista.

Il risultato è un linguaggio visivo più vicino ai videogiochi di ultima generazione che alla tradizionale regia televisiva. Ma non è spettacolo fine a sé stesso: è una nuova forma di storytelling sportivo, capace di far percepire velocità, rischio e precisione tecnica.
Secondo OBS, l’obiettivo non è sostituire le telecamere tradizionali, ma integrarle in un ecosistema produttivo sempre più immersivo, dove droni, replay a 360° e sistemi di analisi digitale convivono in un’unica regia.
“Si tratta di catturare il movimento dell’atleta, non solo il risultato ma la sensazione della velocità, la tattica e la tecnica”, ha spiegato Mark Wallace, Chief Content Officer di Olympic Broadcasting Services in una reconte intervista [R1].
Un approccio che punta dunque a trasformare la ripresa televisiva in un’esperienza immersiva, capace di far percepire allo spettatore la velocità e la complessità tecnica della performance.
Complessità e tecnologia
Dietro quelle immagini fluide si nasconde una macchina organizzativa imponente. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha autorizzato migliaia di frequenze temporanee per garantire che trasmissioni video, comunicazioni di sicurezza, cronometraggi e sistemi wireless non interferiscano tra loro. [R2]

Ogni volo è pianificato nel dettaglio. I droni non sorvolano direttamente gli atleti, mantengono traiettorie dedicate e operano con piloti altamente specializzati. Grazie alla meticolosa pianificazione ed alle elevate professionalità in campo, il margine di errore è pressocchè pari a zero.
Il team drone è composto da tre specialisti: pilota, regista dedicato, tecnico. Operano in sinergia attraverso un canale di comunicazione dedicato e sono in costante contatto con il regista della produzione centrale. Questo consente regolazioni in tempo reale in base a luce e meteo.
I droni sono custom-built, progettati specificamente per il broadcasting sportivo. Il design con eliche invertite (posizionate sotto il telaio) migliora l’efficienza aerodinamica e consente traiettorie più fluide nelle discese ripide. Le batterie sono progettate per sostituzioni rapide.
Accanto ai droni FPV operano fino a 10 droni tradizionali “hovering”, utilizzati per riprese panoramiche e contestuali. In tutto parliamo di circa 25 mezzi utilizzati durante le competizioni.
Innovazione e dibattito
L’innovazione, però, nonostante la nuova esperienza visiva, genera numerose polemiche. Alcuni spettatori hanno segnalato il rumore dei droni durante le gare, in particolare nelle discipline dove il silenzio della montagna fa parte dell’atmosfera. Un rumore del resto udibile anche da casa per molte competizioni, non appena ll drone prende il controllo del flusso audio e video.
Il Comitato Olimpico Internazionale ha precisato che non risultano impatti sulle prestazioni degli atleti. Le squadre di produzione stanno inoltre esplorando modi per mitigare questo effetto nei broadcast futuri, inclusa la possibile applicazione di tecnologie AI per attenuare il rumore senza perdere l’autenticità sonora caratteristica dell’evento.

