Dal 1° gennaio 2024, l’identificazione remota – nota come Remote ID – è diventata obbligatoria per un’ampia categoria di droni in Europa. Si tratta di un requisito introdotto dall’EASA per aumentare il livello di sicurezza e permettere una gestione più efficace dello spazio aereo a bassa quota.
In questo articolo analizziamo nel dettaglio cos’è il Remote ID, quali dati trasmette, quali droni devono averlo, quali moduli esterni sono disponibili in Italia e quali app permettono di rilevarne il segnale.
Cos’è l’identificazione remota dei droni (Remote ID)?
Il Remote ID è un sistema che trasmette in tempo reale una serie di informazioni identificative relative al drone e al suo operatore.
Questi dati, inviati tramite Bluetooth o Wi-Fi, possono essere ricevuti da applicazioni mobile o da specifici sistemi di rilevamento.
L’attivazione del Remote ID è obbligatoria per tutta la durata delle operazioni di volo.
Quali dati trasmette il sistema di Remote ID
Secondo quanto previsto dalle normative EASA, il sistema di identificazione remota deve inviare i seguenti dati:
- Codice EASA dell’operatore (Operator Registration ID)
Rilasciato dalla piattaforma d-flight per gli operatori italiani.
È il numero di registrazione dell’operatore e deve essere riportato sul drone tramite QR code, come previsto dal regolamento ENAC UAS-IT. - Identificatore univoco del drone
in genere coincide con il numero di serie ANSI/CTA-2063-A. - Telemetria del drone
- Latitudine e longitudine
- Altitudine
- Rotta
- Velocità
- Posizione del pilota o punto di decollo
Comprende latitudine, longitudine e altitudine del punto in cui si trova il pilota remoto. - Marca temporale (timestamp)
Indica il momento esatto in cui i dati sono stati generati e trasmessi. - Stato di emergenza del drone
Un flag che identifica eventuali condizioni critiche o anomale durante il volo.
Perché il Remote ID è obbligatorio
L’identificazione remota ha l’obiettivo di:
- aumentare la sicurezza delle operazioni (safety)
- supportare la security contro usi impropri o illeciti
- tutelare la privacy dei cittadini
- favorire l’accettazione delle operazioni UAS da parte della collettività
Tramite app dedicate, chiunque può verificare in tempo reale la presenza di un drone nello spazio aereo circostante.
Tuttavia, solo le forze dell’ordine possono decodificare completamente i dati identificativi dell’operatore.
Droni obbligati ad avere il Remote ID
Il Remote ID è obbligatorio per:
- droni con marchio C1, C2, C3, C5, C6
- tutti i droni che operano in categoria SPECIFIC
I dorni di classe C0 e C4 sono esentati dal sistema di Remote ID, mentre I droni privi di marchiatura di classe (prodotti pre-normativa) devono essere dotati di un modulo di identificazione remota esterno.
Moduli esterni Remote ID disponibili in Italia
EASA pubblica sul proprio sito ufficiale la lista dei produttori con dispositivi conformi.
In Italia risultano attualmente censite due aziende:
- TopView s.r.l. – produttore del modulo Pollicino
- ITALDRON S.R.L. – produttore del dispositivo Italdrone Remote ID
Questi moduli permettono di rendere conformi al regolamento europeo i droni non dotati di Remote ID integrato.
App per rilevare il segnale Remote ID
Tutti i cittadini possono ricevere e visualizzare il segnale Remote ID utilizzando applicazioni mobile come:
- Drone Scanner
- Air Sentinel
Queste app permettono di visualizzare la presenza del drone e la sua posizione, ma non consentono di risalire all’identità dell’operatore, informazione riservata alle autorità competenti.

