Mentre in Italia il progetto di consegna tramite droni di Amazon è stato accantonato, nel Regno Unito il colosso dell’e-commerce accelera. A Darlington, nel nord dell’Inghilterra, sono infatti iniziati i primi voli di prova dei droni Prime Air, con l’obiettivo di avviare ufficialmente il servizio di consegna nel corso del 2026.
Una scelta che riporta l’attenzione su una domanda inevitabile: perché Amazon continua a investire nei droni in altri Paesi, mentre ha rinunciato alle operazioni previste in Italia, in particolare a San Salvo?
Il progetto Prime Air prende forma nel Regno Unito
Il servizio Prime Air punta a consegnare pacchi fino a circa 2,3 kg in meno di due ore, utilizzando droni completamente autonomi. A Darlington, Amazon ha avviato le operazioni di volo dal proprio centro di distribuzione, segnando il primo passo concreto verso l’introduzione commerciale del servizio nel Regno Unito.
Al centro del progetto c’è il nuovo drone MK30, un velivolo progettato per operare in sicurezza anche in contesti complessi. Il drone utilizza sistemi avanzati di rilevamento degli ostacoli e di prevenzione delle collisioni, basati su sensori e algoritmi di machine learning in grado di riconoscere persone, animali, strutture e altri velivoli.
Silenziosità e sicurezza: le priorità di Amazon
Uno degli aspetti più critici per l’accettazione delle consegne con droni è l’impatto acustico. Amazon dichiara che il drone MK30 è silenzioso quanto un normale furgone per le consegne, risultato ottenuto grazie a un lungo lavoro di ottimizzazione delle eliche e della configurazione aerodinamica.
Dal punto di vista della sicurezza, il sistema è stato approvato dalla Civil Aviation Authority (CAA) britannica e integra più livelli di controllo. Oltre al computer di volo principale, è presente un sistema indipendente di monitoraggio che può intervenire automaticamente in caso di anomalie, riportando il drone alla base senza intervento umano.
E l’Italia? Il caso di San Salvo.
Il progresso del progetto Amazon Prime Air nel Regno Unito evidenzia un forte contrasto con quanto accaduto in Italia. Nel nostro Paese, infatti, Amazon ha scelto di interrompere il percorso di sperimentazione delle consegne tramite droni, mettendo fine anche alle attività previste nell’area di San Salvo, che in passato era stata indicata come uno dei siti più promettenti per questo tipo di servizio. Ideale per consentirne la partenza.
Una decisione che sorprende, soprattutto considerando gli importanti investimenti realizzati sul territorio, a partire dall’infrastrutturazione del centro logistico PS2 di San Salvo, uno dei più grandi d’Italia. A questi si è affiancato un intenso lavoro di collaborazione con ENAC e d-flight, volto a definire le condizioni operative e i profili di rischio necessari per l’istituzione di uno U-space dedicato alle operazioni con droni.
Nonostante la rinuncia di Amazon, il percorso avviato non è andato perso. Come annunciato da ENAC, lo U-space di San Salvo, il primo ufficialmente designato in Europa, è entrato in vigore dal 1° gennaio 2026. L’area è oggi pienamente pubblicata e descritta sulla piattaforma d-flight, a conferma di come l’infrastruttura regolatoria e digitale resti disponibile per future applicazioni, anche oltre il singolo progetto industriale.

Valido da: 1 gennaio 2026
Documentazione di riferimento
Requisiti operatori UAS – Classe C0
I seguenti requisiti si applicano alle operazioni svolte in categoria OPEN A1 con droni marcati C0 per i quali, ai sensi dell’ Articolo 3 del Regolamento (UE) 2021/664, non si applicano i servizi U-space.
È tuttavia prevista la possibilità di accesso allo U-space alle condizioni riportate di seguito.
Altezza massima operativa
28 m AGL
Zone di geo-consapevolezza
I droni di classe C0 non possono operare all’interno delle seguenti zone:
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NFZ – Ospedale di Vasto
- 42°06’51” N – 14°42’57” E
- 42°06’52” N – 14°42’45” E
-
Arco di cerchio con:
- Centro: 42°06’45.377” N – 14°42’44.57” E
- Raggio: 200 m
- Senso: antiorario
- Punti di chiusura:
- 42°06’39” N – 14°42’44” E
- 42°06’38” N – 14°42’54” E
- 42°06’51” N – 14°42’57” E
Procedure operative
Durante le operazioni è obbligatorio applicare il principio del See and Avoid per garantire la separazione da eventuali altri aeromobili.
Quella del colosso dell’ e-commerce è una rinuncia che non sembra riconducibile a limiti tecnologici e nemmeno più di tanto influenzata dalla recente multa comminata dall’Agenzia delle Entrate italiana, quanto piuttosto a una combinazione di fattori: complessità del quadro regolatorio, tempi autorizzativi, difficoltà di integrazione nello spazio aereo e sostenibilità operativa del servizio nel breve periodo. Aspetti che, evidentemente, Amazon considera oggi più maturi in altri contesti nazionali.
In particolare, il Regno Unito appare orientato a compiere passi concreti verso l’abilitazione delle operazioni commerciali BVLOS, attraverso la definizione di una nuova roadmap operativa. Un percorso che, di fatto, si sta progressivamente differenziando dall’approccio europeo allo U-space, che continua a far fatica nel tradursi in servizi operativi diffusi, nonostante i recenti e significativi sforzi compiuti anche in Italia.
Un segnale per il settore UAS
Il confronto tra Regno Unito e Italia evidenzia come lo sviluppo delle operazioni commerciali con droni non dipenda solo dalla tecnologia, ma anche dalla capacità dei sistemi regolatori e infrastrutturali di accompagnare l’innovazione.
Prime Air continua quindi a rappresentare un banco di prova importante per il futuro delle consegne automatizzate. La ripartenza dal Regno Unito dimostra che il modello non è stato abbandonato, ma semplicemente spostato dove le condizioni operative risultano, almeno per ora, più favorevoli.
Per il settore UAS italiano, la vicenda di San Salvo resta un’occasione mancata, ma anche un punto di riflessione su cosa sia necessario migliorare per rendere il Paese più attrattivo per questo tipo di servizi nel prossimo futuro.

